13 Gennaio 2009

Lezioni del 2008

Tutto ciò che ha un inizio molto probabilmente avrà una fine o quantomeno cambierà in qualcosa di più o meno diverso. La staticità non è molto contemplata nel mio universo. Ma forse è solo questione di costituzione.

Tutto è in movimento. Le cose cambiano, le persone cambiano, le ossa si riparano e anche alcuni legamenti.

Frasi, azioni ed eventi vanno pesati in base a chi se ne rende arteficie. Le persone stesse vanno pesate per evitare delusioni.

Abbiamo imparato che spesso sono presuntuoso. Ma anche che raramente le mie presunzioni si dimostrano erronee. Quindi si può dire che io abbia una buona capacità di intuizione. Non che questo giustifichi.

Ogni cosa, se spinta al suo estremo sembra incontrare il proprio contrario e perciò i contrari coesistono nello stesso spazio di circolarità. la differenza è quasi sempre una questione di polarità.

Il serpente si morde la coda, l'eterno ritorno. Difficile strapparsi a questo principio. O forse sarà possibile con un grande atto di forza.

Ma anche la forza nel suo estremo incontra una debolezza intrinseca e abbiamo bene imparato che se non equilibrata questa dote si può ritorcere contro chi la possiede provocando gravi danni.

Abbiamo conosciuto la piaga della paura, il più orribile male che possa affliggere l'animo umano. Ma abbiamo imparato che va conosciuta per poterne sfruttare il potere autoconservativo e abbiamo imparato che colui che la nega lo fa solo perchè afflitto da una piaga ancora più grave: l'ignoranza; oppure perchè ha semplicemente paura di avere paura e quest'ultimo esempio è sintomatico di una piaga forse ancora più orribile della paura: l'autoinganno. Niente di meno umano della ragione usata per mascherarsi a se stessi.

Le cose hanno il valore che viene dato loro. Quasi niente ha valore di per sè.

Abbiamo imparato il valore della ragione nel dominio delle passioni e nell'aministrazione di una potenza traboccante.

Abbiamo altresì imparato che se la ragione è la nave il vento non sono altro che le passioni. L'una da sola è completamente impotente, l'altro risulta dannoso su una nave fragile e costruita male.

Abbiamo compreso l'importanza dell'ospite interno (v.Adam Smith) ultimo giudice della nostra condotta, dalle quali sentenze deriva il grado di approvazione verso se stessi e gli altri e che è implicato nel raggiungimento della felicità interiore e sociale.
Dagli ottimi esiti dei rapporti interpersonali e dal grado di approvazione altrui si direbbe che il nostro è stato ben allevato e cresciuto con cura.

Abbiamo visto chiaramente la pochezza di sè stessi come individui e da qui l'importanza di individuare cause superiori per soddisfare la pretesa di un'esistenza superiore alla semplice esistenza. Quella che chiamerei Vita nel senso più tipicamente umano del termine.

Abbiamo altresì appurato che di fronte all'anelito umano fortemente condizionato dalla volontà di potenza (v.Nietzsche) esiste la via della natura dalla quale così fortemente l'uomo si è allontanato nel corso del suo presunto progresso.

Abbiamo contemplato l'ordine naturale di tutte le cose e la domanda che permane è se noi con le nostre menti siamo veramente certi di poter fare di meglio.

Ma in un modo o nell'altro la natura rimane la dolce guida del nostro essere (Montaigne) e rimane contemplabile e fruibile in qualunque momento.

La volontà di potenza, l'anelito animalesco che ci spinge a migliorare noi stessi e a renderci sempre più forti per saziare l'ingordigia di quell'indomabile bestia bionda che Nietzsche chiama superuomo è un mezzo sicuro di trasformare il lavoro in forza e di ottenere potere. Ma ha un prezzo molto alto. Più forza e potere si acquisiscono più felicità bisognerà essere disposti a sacrificare. Sembra che la cosa veramente difficile sia trovare un equilibrio che funzioni da compromesso. Tutto ciò perchè essendo mosso dalle passioni l'animo umano tende a comportarsi con ebbrezza. Ci vuole una ragione forte in relazione alla forza del vento delle passioni che ci colpisce.
Per questo un essere estremamente sensibile e allo stesso tempo razionale sembrerà l'essere che più si avvicina alla perfezione della natura umana.

Per questo ritengo che la formula della virtù sia ragione + sentimento.

Abbiamo dato ancora più valore alla sincerità poichè abbiamo sperimentato che un'estrema sincerità è il modo migliore per imparare da se stessi. in 2 modi: 1)essendo sincero con me stesso posso avere un'immagine coerente, ammettere gli errori, perdonarli e farne tesoro per il futuro; in una parola: crescita. 2) essendo estremamente sincero con gli altri eviterò aspettative e rispettive delusioni, non dovrò impegnarmi in una recita ma potrò vivere spontaneamente senza timore; essendo gli altri a conoscenza della mia vera natura, quando le circostanze della vita mi disorienteranno, potrò specchiarmi nella luce con cui gli altri mi vedono e più sarò stato sincero più l'immagine che vedrò corrisponderà a verità. E, come abbiamo visto, una coerente visione di se stessi è condizione necessaria alla crescita. Anche se ottenerla costa fatica poichè per ottenerla bisogna infliggersi profonde ferite narcisistiche che bruceranno maggiormente in un animo orgoglioso ed egocentrico.

Abbiamo imparato il valore del lavoro inteso come impegno attivo nel conseguimento di un fine o semplicemente di condizioni più favorevoli. La fortuna di cui Natura ci fornisce all'inizio del cammino può essere totalmente vanificata o portata agli apogei dal nostro diretto intervento. Bene è non intervenire alla cieca ma con ponderatezza e con molta calma ma comunque in generale la passione unita all'azione portano a dei risultati anche senza un poderoso intervento della ragione che nel caso di un animo scarsamente passionale rischia di far perdere la strada all'individuo che si perde in speculazioni senza rendersi conto che è nei fatti che la realtà si realizza.

Esistono invece altri ambiti in cui un nostro intervento diretto può risultare falsificante e quindi dannoso. Per esempio il sentimento amoroso inteso come amicizia ma soprattutto come rapporto di coppia. Questi sentimenti sono quelli che più di tutti gli altri ci legano ancora alla nostra condizione naturale e quindi è mia opinione che in questi ambiti bisognerebbe lasciar fare alla natura. Approvare i comportamenti di chi agisce nei nostri confronti in modo istintivo e spontaneo e fuggire coloro che si dimostrano mascherati da secondi fini, calcolo, ipocrisia, simulazione di sentimenti. In questo senso meglio uno schiaffo datoci in maniera animalesca e sinceramente adirata rispetto a un sorriso di circostanza.

Abbiamo capito che il valore più importante per questa piccola quantità di vita racchiusa in questo corpo biondo chiamato me è la pienezza.
La vita nella sua pienezza mi sembra il fine a cui meglio possiamo dedicare la nostra esistenza, in questo orizzonte anche dolore, sofferenza, e persino la morte trovano una giustificazione e vengono viste come parti necessarie al raggiungimento del nostro progetto. Questa visione non è nientaltro che una ricerca dell'essenziale in un'esperienza umana unita all'impulso tutto personale della curiosità.
Chiaramente questo può andare bene per il sottoscritto e per coloro a cui sia capitata una dotazione biologica di impulsi simili ai miei.

Il mio discorso non ha pretese totalizzanti. Si fonda sul valore dell'esperienza fatta da questo organo dell'essere che chiamate Dave. E questo organo ha un approccio newtoniano alla conoscenza. Induttivismo, dai fatti alle conclusioni. Meno speculazioni possibili in modo da ottenere meno possibilità di errori (forse per diffidenza ma meglio quest'ultima dell'autoinganno). Meno possibilità di cadere in tranelli retorici poichè la retorica è solo un gioco di immagini aleatorie e su basi aleatorie non si può costruire niente che possa durare alla prova dei fatti.
Il vostro stesso affezzionatissimo è pronto a rimangiarsi ogni sillaba sin qui pronunciata se domani l'esperienza dovesse dargli torto. Finora non l'ha fatto. Ma la vita è bella per questo: tutto può accadere e bisogna sempre essere pronti ad imparare.

Abbiamo imparato che va lasciato aperto un orizzonte di senso perchè non si sa mai.

 Abbiamo imparato che non si sa mai... ma che non esiste vita migliore di quella che nonostante tutto procede su questa via, non per un desiderio di dominio sulla realtà, ma bensì per un pura passione amorosa verso quest'ultima.

 
17 Novembre 2008

La cattiva strada

"Qualcosa di più della ribellione, di più della rabbia a guidarlo... aveva sempre avuto un'urgenza interiore" (Into the Wild)


Le sere di novembre sono una delle cose che meno sopportava della vita in quel posto rurale con la pretesa di essere altro, di essere di più. Fatto di persone mosse dall'invidia di qualcosa che comunque non conoscono nemmeno. Spesso guardava i campi che pretendevano di diventare cemento, i vecchi borghi che pretendevano di essere chiamati città, gli spalatori di sterco che pretendevano riverenza armati di un'aperitivo sgargiante con le loro corazze di completi ultimo grido.Spesso chiedeva alla nebbia cosa ci fosse da pretendere di diverso, secondo lui c'era di che vivere anche lì e c'era di che essere orgogliosi... Pensò al brutto della suscettibilità, ti danno a bere quel che vogliono.. E tutti pronti a rovinarsi la vita e a guardarsi il culo per la strada. "Che bel vivere!!" pensò scuotendo la scapigliata capoccia.
Pensò che comunque a quel punto stesse piovendo sul bagnato e che quindi la sua ansia in una serata così loffia potesse stare a riposo e magari lasciare un po' di palco alla giovane collega noia che appariva certo molto meno sulla sua scena e che però ultimamente premeva per farsi conoscere al pubblico approfittando della sua stanchezza e di una stupida ingessatura.
Rintanandosi in un pub credette di scaldarsi al calore di un tè bollente e della migliore compagnia in servizio.
Provò anche a rispolverare i ricordi delle risate passate come a tentare di farle risorgere, cercò riparo nell'ardore di occhi pieni di promesse ma le risate rimasero un ricordo e l'ardore fino a prima così presente ora sembrava spento, come la sua voglia di capire perchè.
Sentiva temendamente freddo e nemmeno il tè bollente faceva effetto. Circondato dalle risate dei presenti, dalle loro parole fluttuanti, dai loro sguardi così distratti si sentì sprofondare nella parte di sè stesso più calda e malinconica e all'inizio sembrò persino piacevole.
Lo sguardo ora diventava cupo, persino la rabbia affievolì la sua fiamma, sentiva spegnersi qualcosa e provò una rassegnazione che aveva a che fare con l'idea della fuga.
La vista ora era indipendente dagli occhi, scappò... Attraversando i corpi delle persone, fuori oltre il muro di mattoni a vista e poi su verso il cielo gelido, su oltre la nebbia e ancora via... lontano... verso regioni sconosciute e forse inesistenti... "Lontano!" esclamò involontariamente..
Ora gli sguardi stupiti degli altri lo ricondussero alla realtà.
Ritornò seduto nel pub nella tranquilla e gelida serata di novembre. Si sentì diverso e distante da tutte le cose e le persone che lo circondavano. Era ora di andare.

Salutò nel modo che in quell'istante gli sembrò il più normale.

"Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada " 
(la cattiva strada, F.De Andrè).


E riprese il suo cammino... Come a voler proteggere chi avrebbe voluto seguirlo... sulla sua cattiva strada.


E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "È stato un male"
a chi diceva "È stato un bene "
raccomandò "Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.

(La cattiva strada, F.De Andrè).

 
28 Ottobre 2008

appunti dell'ubriachezza #2

... perchè già dalla prima trincea ero molto più curioso di voi, ero molto più curioso di voi...


bip... bip... bip...

-battito normale, pressione regolare, iniziamo.-

-grazie dottore-

-e di che?-

-di questi complimenti... "normale", "regolare".. è un po' che tutti non fanno che chiamarmi pazzo o coglione. è bello sentire che almeno nel mio cuore non c'è proprio niente di sbagliato-

-nn dirmi che avevi dei dubbi.. ora respira profondamente.. arriva il sonno-

-era ora! buona notte...-



baby, come back to this world again...


nel mio sogno ho le mie gambe e le mie braccia intatte.
sogno sempre che mi muovo e che corro e che viaggio.
sogno così forte che al mattino le mie parti lese mi fanno male
ed è quasi romantico svegliarsi nel letto abbracciato ai miei dolori..
diventeremmo quasi intimi se non fosse che ultimamente il mio letto è spesso troppo affollato.

nel mio sogno io corro lungo una strada sterrata che si perde nel verde di un altopiano, incontro i volti della mia vita e anche le persone viste per un secondo ma che sono riuscite in un secondo a diventare indelebili.
nel mio sogno sono felice e ho un aspetto bellissimo. Sorrido e a tutti regalo qualcosa.
ma il piacere più grande lo provo nel regalare un sorriso a chi desidera il mio fallimento. questi li accarezzo più volentieri per insegnargli la loro distanza da me e da ciò che vorrebbero essere.

Mi viene da pensare che a me abbiano dato un solo abito e che io in realtà non possa scegliere e ne sono felice soprattutto quando ai bordi della mia strada vedo coloro intenti a "cambiarsi l'anima per meglio tradire, per meglio scordare"... (Bardamù, Vinicio)
Mi fermo un attimo ad osservarli senza riuscire a capire... -ma siete sicuri di esservi fatti bene i conti?- gli grido prima di riprendere..
e corro; forse mi stanno urlando qualcosa ma le parole vuote dei loro alibi sono troppo leggere per resistere alla furia del vento che invece ai miei capelli arriva come una lieve carezza.

E mi ritrovo su di un promontorio dove il sole illumina intensamente l'aria fresca del mattino. Mi fermo a incantarmi come ero solito fare, sento che mi serve.
Qualcuno che mi ha notato si siede accanto a me. Una carezza più vera a sfiorarmi il viso. Si sfila un braccialetto con cui chiamare gli angeli e me lo porge con due lacrime così vere che riaprono qualcosa chiuso da tempo. Ricambio estraendo dalle tasche un po' di dolore. In fondo è la merce più preziosa che ho e ne vado molto geloso. Ma credo ti meriti quantomeno la mia verità e le mie labbra. Riparto più leggero e mi sento meglio. Questo conta sopra a tutte le parole o a tutte le premesse e le promesse. La vita mi ha fatto troppo sveglio per crederci e troppo sincero per farne. Ma ti porterò con me.

All'angolo riconosco almeno un paio di amici veri. Non so come li vedano le altre persone. A me sembrano delle creature straordinariamente belle. La loro semplicità e grandezza è l'unica cosa a farmi rimpicciolire. Con loro mi sento davvero umano... e non c'è sensazione migliore.

Poi passa un carro di persone dallo sguardo cupo. -ma cos'è che gli darà tanto fastidio? Questa grazia? O il fatto che non l'ho mai cercata?- Si ferma il carro e scendono tutti. Io non mi curo di loro ma silenziosamente mi seguono.
Me ne accorgo poichè il loro bisbigliare travestito da silenzio è travestito male. Mi volto e tutti portano una maschera sorridente. Mi ricoprono di petali e di buoni intenti... Mascherati molto peggio del loro bisbigliare.
Quelli senza speranza li cancello con facilità dal mio sogno. A quelli con qualche speranza faccio dono di qualche avanzo e porgo i miei migliori auguri prima di riprendere il cammino.

 Nel resto del viaggio incontro distese di punti interrogativi ansiosi di sbocciare in risposte, paure ansiose di appassire, campi sterminati di sogni e speranze ansiosi di fiorire in realtà e tanto altro dolore ansioso di trovare un senso.

Dal canto mio io continuo a correre... Non c'è altro che io sappia fare.


Poi arriva il giorno e il mio dolore mi sveglia con un bacio. Qui posso solo aspettare. -Non è giusto- Penso. Proprio ora che volevo tornare a correre...

-e mai che mi sia venuto in mente di essere più ubriaco di voi... di esssere molto più ubriaco di voi-

-come ti senti amico, amico fragile-

 

 
04 Ottobre 2008

appunti dell'ubriachezza #1

Perchè?
chiese sbigottita da un essere che non si sarebbe mai aspettata di avere tra le braccia

Fantasmi

Fantasmi?

Molto probabilmente non capirai.

uno sguardo (Molto probabilmente...)

Vuoi vedere la mia magia?

Magia?

Abbi pazienza e forse la vedrai. Altrimenti potrai prendere quello che vuoi e andartene.


Mano nella mano con gli spiriti di una vita troppo tormentata per non aver paura del futuro, cammina, in una notte di carta pesta stretto negli abiti ancora sconvolti.
Una strada come altre lo guida in mezzo alla campagna buia e deserta. Ogni tanto qualche lampione a spezzare l'oscurità di un'altra notte finita in pasto a loro.

Ingoia! butta giù un veleno qualsiasi per placare la furia dei demoni che si divertono a ballare nello stomaco.
Come procede la festa laggiù ragazzi? Chiede loro con un sorriso spezzato dalla sua situazione.

Si avvicina un vecchio al bancone e prende posto accanto a lui.

-Ehi vecchio, sembra che tu in tutti questi anni non abbia risolto i nostri problemi eh?-

-Che cazzate sono queste pivello, credi che se avessi risolto i miei problemi ora la gente si ricorderebbe di Charles Bukowsky??-

-Errore mio, scusa.-

-E allora che ti prende giovanotto, con la tua età e la tua faccia te ne stai qui a cagarti sotto in un bar?-

-Eh eh... lo trovi così strano?-

-No, ma è quello che avrebbero chiesto tutti gli altri-

-Quando si fanno le cose che fanno tutti gli altri si diventa tutti gli altri, l'hai detto tu! Ricordi? O la vecchiaia ti ha annebbiato il cervello.-

-Errore mio, scusa.-

-E sentiamo un po', come lo dovrei chiamare tutto questo?-

-Destino-

-E' dura, lo sai vero?-

-Mi conosci, sai cos'ho passato-

-Già, e come dovrei comportarmi?-

-Lascia andare le cose e fai quello che sai fare meglio, sbatterci il muso-

-Avevo giurato che sarei cambiato-

-Il fatto che stasera sei qui e sei triste anzichè essere felice altrove lascia intendere che tu lo sia. Solo... sei sicuro che fosse la cosa giusta?-

-Bella domanda doc... E poi ci sono gli altri però. Ho fatto del male ad un po' di gente e altra rischia di andarci di mezzo.-

-Le tue intenzioni?-

-Buone o al massimo nulle-

-Ti sei già dato la risposta. Vedi, guarda anche nel tuo passato e troverai dell'ottimo materiale... Nessuno si è mai complimentato per la tua semplicità! Molti non ti hanno capito, molti ti hanno biasimato, attaccato, offeso e ti hanno sputato addosso. Qualcuno ti ha pure dato del frocio pensa un po'!-

-Ah Ah Ah Ah, già, che forza!-

-Sei turbolento e con una grossa testa di cazzo sempre in azione ma ti faccio un'altra domanda: credi che qualcuno ti abbia dimenticato? o cancellato?-

- No effetivamente non credo-

-Beh, questa è la tua ricompensa. vedi caro mio, lo so che vorresti essere "normale" qualche volta o per lo meno "semplice" ma forse non è nel tuo ruolo e forse prima lo accetterai e prima sarà finita-

-eh già come avrei voluto essere normale stasera-

-ah beh ma quello non c'entra. C'è chi si interessa a quel che trova, alle forme e ai corpi. A quelli come noi interessa solo l'anima. O quella o niente. Lavoraccio lo so ma qualcuno deve pur farlo e alla lunga anche i più idioti capiscono la differenza. Altrimenti le persone vivrebbero in grigio "cercando di imprimere un po' di vita nelle proprie anime di cemento con qualche schizzo di sborra". Anche questo l'ho scritto io ricordi? O l'alcool ha confuso anche la tua di memoria!-

-Bada a te vecchio! che la mia memoria funziona anche troppo bene. Avevo quella frase attaccata in camera ma dopo il decimo visitatore impallidito ho deciso di toglierla. ahahah!-

-Ahahah! già... anche questo fa parte del ruolo e credo tu lo sappia! Ahahahah-

-Davvero vecchiaccio hai proprio ragione!! Ahahahahah!-

-Ora è tardi e anche questo giro è andato. Sarà meglio che mi incammini prima che chiudano le porte dell'inferno, non mi va di passare la notte al freddo.-

-Qualche ultimo consiglio per questo cagasotto di un pivello?-

-"Non so cosa sarà di noi. Ci occorre un sacco di fortuna. E la mia è cattiva, ormai da tempo. E il sole si avvicina. E la vita, per quanto brutta che paia, vale altri due tre giorni. Pensa che ce la faremo?".- (Charles Bukowsky).

Il vecchio si alzò. Prese un cappotto che sembrava di quinta mano e se lo passò intorno alle spalle. Si diresse verso l'uscita lasciando dei soldi aul bancone che erano abbastanza per pagare i giri e per lasciare anche una cospicua mancia al barista.
Raggiunse l'uscita, varcò la porta e scomparve inghiottito dalla notte.
La porta si richiuse lentamente fino a toccare lo stipite... Clack!

Mi sveglio sfatto nel mio letto con in bocca il sapore del veleno e con la testa in sciopero. "Ancora questo stupido posto..." penso. E penso anche che dovrei vergognarmi e che una volta in più mi sto ficcando in un casino e che non devo bere più e che me ne devo andare lontano, lontanissimo.
Ma dalle persiane entra un tiepido sole. Stai a vedere che oggi è una bella giornata. Vale altri due tre giorni... Ce la faremo?

Non lo so proprio vecchio mio... Ma oggi c'è il sole. Per ora mi basta.

 
29 Luglio 2008

Wish You Were Here

"... e si arriva a possedere a tal punto una persona che questa sparisce..."



trenta passi indietro sulla tua strada e poi voltati...
ti sarà tutto più chiaro, fidati.

Se tu fossi qui

ti parlerei del mio vagare nelle notti insonni
Di mille sogni infranti
e di un antico dolore
Se tu fossi qui
avrei tante di quelle cose da dirti che, forse,
non troverei le parole

Se fossi qui

ti racconterei  di un cuore stanco
che non smette di sanguinare
ma che, infondo,
aspetta in silenzio qualcuno che lo riesca a cambiare

Se fossi qui

Ti parlerei delle lacrime trascorse in questa stanza
Della mia vita sempre più sconvolta
E della fatica di una antica speranza


A te che ridevi del mio lottare
Racconterei del sorriso
che mi accompagna prima di dormire

A te che dicevi che tutto sarebbe stato inutile
racconterei dio mio padre e mia madre
bere un caffè in lacrime

A te che ritieni opportuno difenderti da un mondo cattivo
racconterei come ho capito
che dietro ogni grande uomo c'è solo un bimbo impaurito


A te che i momenti passati insieme ti sforzi di scordarli
Racconterei delle tue foto vicino al letto
E di come io mi alleno a ricordarli

A te racconterei come mi manca che mi tocchi
come manca il tuo sorriso a questi occhi

eppure ti direi che non trovo rancore
e che pur di non farti soffrire mi strapperei il cuore

A te che ti volti per cancellarmi
per allonatanarmi più che puoi
racconterei della mia fatica nel non poterti chidere "come stai?"

A te che dimenticando eviti la sofferenza
mostrerei la forza di una piena coscienza

a te che credi che seppellendomi sia finita
racconterei che la sofferenza è un'espressione della vita
e che non si muore solo quando il cuore ha ceduto
ma anche quando ci si si dimentica di aver vissuto


e ora puoi odiarmi e cancellarmi
e di maledirmi non stancarti
stai tranquilla
che mentre mi colpisci resterò a guardarti

e non opporrò nessuna resistenza
perchè niente è peggio della tua assenza
gettami nell'oblìo di un precipizio
tanto niente fa più male del tuo silenzio

Se tu fossi qui

A te che credi che ci sia un inizio e una fine e una sola verità
racconterei che la vita ha un senso mutevole
nessuno lo conosce già

Forse un giorno troverai del perdono in un pensiero
e tutto ti sarà più chiaro
e finalmente capirai chi ero

Nel frattempo mi siedo in questa stanza
sopra la vecchia e lacera speranza

intreccio una collana di ricordi di te 
usando queste parole come perle
è qui che mi troverai
spero passerai a prenderle.








 
24 Luglio 2008

Un giorno Disumano




Ora che te ne vai
e mi lasci sempre meno sola
ora che non ci sei

sarà
un'altra musica
un'altra verità per chi vivrà
per chi verrà vedrà vedrai vivrà
E ora che te ne vai

ho smesso di fumare
e non ho più rancore

per tutte quelle cose
che avrei voluto dire
Da principio era la neve non è stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io

che mi son venduta a Dio
per non esserti lontano

in un giorno disumano.
Ora che te ne vai

senza farti una ragione vera
è civile incomprensione

ok, questa è la musica
e forse in qualche nota resterà
qualcosa che per ora se ne va

Ora che te ne vai

non fai più rumore
non fai nessun dolore

non c'è nessuna grazia
è un ago dritto al cuore

Da principio era la neve

non è stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo

ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io

che mi son venduta a Dio
per non esserti lontano

in un giorno disumano.
e per noi ho deciso io

che mi son sentita Dio
per amarti da lontano

in un giorno disumano
E' ora che te ne vai

e ti lascio in quelle notti al buio ad aspettare
con le ginocchia in bocca

in quel silenzio ingordo
finchè non avrai toccato il fondo

è un valzer sottovoce
e tornerà la luce
Da principio era la neve

non è stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo

ma ci seifinito dentro
e per noi ho deciso io

che ho voluto questo addio
e ti amo da lontano

in un giorno disumano

(G.Nannini).

 
23 Luglio 2008

La fuga della fiera sorridente

-Pssst, hey! sveglia-


Troppo tempo genoflesso e fanno male gli arti a doversi rialzare. Era di nuovo un nuovo giorno e i raggi di un sole chiaro e vigoroso (che a pensarci era un bel po') passavano tra le fronde e illuminavano il fitto bosco e i suoi sentieri che dal costone della roccia di vedetta aggiravano la parete e portavano giù verso la baita del vecchio e di sua moglie. Era una bella giornata se la guardavi senza farti troppe domande. Era solo e sulle spalle portava ciò che rimaneva del suo bagaglio dopo la tempesta. Ora stava a lui decidere in che direzione muovere. Indeciso e pensieroso come al solito notò appollaiato su una roccia non distante da lui uno strano animale che aveva il muso dai lineamenti di un lupo o di un cane ma la corporatura molto più piccola e leggiadra, simile a quella di uno scoiattolo (anche se più grande), e una lunga coda che ondeggiava  in modo spensierato e soave. L'animale lo guardava e lui avrebbe giurato che stesse sorridendo. Fece per avvicinarsi ma quest'ultimo con un balzo si allontanò e si fermò poco lontano sempre fissandolo con quel sorriso infantile e giocondo. Altri 2 passi verso la fiera e questa correndo si allontanò quasi a volerlo sfidare a prenderla. Era ancora intontito dal lungo periodo passato in quel punto ad aspettare ma decise ugualmente di correre per inseguirlo. L'animale correva veloce ed era perfettamente a suo agio nello spostarsi a gran velocità tra il fitto del bosco, ogni tanto proseguiva a grandi balzi  riuscendo a sfruttare persino gli alberi nella fuga; il tutto con una tranquillità e una naturalezza sorprendenti. Dopo molta strada percorsa e molta foresta lasciatasi alle spalle arrivò in una specie di radura dove l'erba formava un praticello circolare attorniato dagli alti abeti. L'animale sembrava essere sparito nel nulla e si trovò di nuovo solo senza sapere dove fosse e senza la benchè minima idea della strada fatta per arrivare sino a lì. In un primo momento si sentì disorientato e sconvolto, daltronde adesso non aveva più alcun punto di riferimento, allora si sedette e sopraffatto dal disorientamento versò qualche lacrima di sconforto.
In un secondo tempo si abituò a questa sensazione  e siccome ormai non sapeva più cosa pensare reputò che evidentemente qualsiasi pensiero non poteva essergli d'aiuto.
Guardandosi intorno notò che tutto sommato non era male il posto in cui era capitato, la luce illuminava un prato rigoglioso e nell'ombra dei vicini alberi scorreva un ruscello di acqua cristallina e fresca.
Ripensò all'animale che lo aveva condotto lì e si ricordò della naturalezza e della facilità che mostrava nello sfruttare il suo ambiente, come se si muovesse in completa funzionalità con esso. Pensò che potesse essere un buon esempio.
Per diversi giorni lavorò per procurarsi il necessario per una buona sopravvvivenza e nei ritagli delle giornate ebbe tempo di ristabilirsi, di contemplare il paesaggio e di costruirsi un Dio... Beh, più che altro un ammasso di rami, arbusti, pietre e materiale trovato nel bosco. Ogni giorno adornava il suo Dio con accessori nuovi che creava da sè; e credetemi... non era di certo portato per il bricolage... ma si divertiva a costruire il suo Dio e come tutte le cose che faceva divertendosi anche questa uscì piuttosto bene!
Più che un Dio questa costruzione strampalata sembrava uno spaventapasseri: si trattava di un mucchio di pietre in cima alle quali dei pezzi di legno flessibile erano stati intrecciati a formare una sorta corpo e un paio di braccia tese. Le mani fatte di foglie verdi e il capo per metà di pietra e per metà di legno. La parte che richiese più tempo fu il volto: ci mise un bel po' a trovare un legno e una pietra conformati in modo tale che uniti potessero assomigliare ad un volto ma un giorno mentre frugava il sottobosco in cerca di materiale per il fuoco trovò ciò che faceva al caso suo: una radice di un vecchio albero ormai spentosi abbracciava una grossa pietra sulla quale si poggiava nel punto in cui questa radice incontrava la pietra sembrava formarsi una ruga simile a un'espressione sorridente! Prese il testone allegro e con un po' di fatica riuscì a riporlo in cima al corpo dell'idolo. Era nato Dio! Bisognava festeggiare! Quella notte si ubriacò scolandosi l'ultima bottiglia di idromele che aveva nella sacca! Danzò tutta la notte con il suo Dio e lo trovò simpatico e divertente con quel faccione allegro che rideva sempre, ci parlò, si raccontò e si sfogò e in cambio ricevette sorrisi e ancora sorrisi e perdipiù sinceri! Daltronde avete visto la roccia la terra e il vento mentire qualche volta?
Soddisfatto e spensierato come non accadeva da tempo si addormentò sulle pietre che sorreggevano la figura e per tutta la notte fu cullato tra le braccia del suo Dio.
         
              Sostenuto dalla terra
                                                    Protetto dalla roccia
                   
                                                                                       Accarezzato dal vento..

Nei giorni seguenti oltre che a sbrigare le solite faccende trovò anche il tempo per adornare un po' il suo dio che ora appariva più sgargiante che mai tra le ghirlande di fiori, la camicia lacerata che decise di donargli e il "talismano" che gli mise al collo (la bottiglia di idromele vuota legata con una cordicella di fili d'erba).
Eh già... proprio bello Dio, a metà tra un buddah sorridente e un vecchio ubriaco irlandese alla festa di S.Patrizio (gli mancava solo la fisarmonica), il tutto contornato da un'aria ingenua da bambino e selvaggia come la foresta dalla quale era nato.


Era la prima volta che si fermava di sua spontanea volontà e trovò che non fosse poi male starsene un po' tranquillo a godersi sè stessi senza condizionamenti. Certo, i fantasmi dei suoi pensieri ogni tanto tornavano, soprattutto prima di addormentarsi; ma poi arrivava il sonno e quindi un nuovo giorno e i fantasmi non avevano il tempo di fare del male.

Un bel dì aprendo gli occhi su un luminoso mattino vide con stupore davanti a sè la bestiola che lo guidò fino al luogo dove si trovava ora: stava appollaiata sul testone di Dio e si leccava una zampa in modo spensierato. Quest'ultima si accorse del suo risveglio e parve di nuovo sorridere e prepararsi ad un'altra fuga! Stavolta lui non aveva il peso del suo bagaglio ed era molto meno vestito avendo donato a Dio molti dei suoi vecchi abiti.  balzò in piedi velocemente; la bestia partì come al solito saltellando giocosamente e stavolta anche lui potè imitarla essendo ormai quasi del tutto spoglio.

La corsa proseguì e si sentiva davvero molto più leggero della prima volta, ma ancora non bastava... Non era ancora leggero abbastanza e allora mentre correva si tolse di dosso gli ultimi abiti, i bracciali, la collana e persino gli orecchini che portava sul lobo sinistro. Rimase nudo come la natura lo aveva creato e con i suoi ultimi indumenti sembrò che anche i suoi pensieri più pesanti cadessero uno per uno e rotolassero giù fino a perdersi nel fitto del sottobosco. Ora era davvero perfetto, vestito solo della sua natura e del sorriso compiaciuto di un animale che gioca. La sua corsa si fece più graziosa e coordinata man mano che ci prendeva gusto e ad ogni balzo sembrava spiccare il volo.
La bestia che scappava sorridendo era sempre più vicina e mancò poco per prenderla quando questa si arrestò.
Per non farle del male travolgendola con la sua mole anche lui fermò la sua corsa e stette immobile ad attendere un suo gesto. La curiosa creatura si voltò e con la sua aria divertita gli si avvicinò strusciandosi contro le sue caviglie come a volerlo dichiarare vincitore e proseguì lentamente in direzione dell'accampamento con un'aria fiera di chi ha appena insegnato ad un bambino a camminare. Lui tornato in sè si stupì della distanza che era riuscito a percorrere in così poco tempo e di tutte le acrobazie meravigliose che gli erano riuscite così naturali e così dentro di se ringraziò quello strano animale, ora era certo che fosse un ottimo esempio.

 
14 Maggio 2008

Eterno ritorno

E poi dicono: "non è niente".

Un po' di tempo fa stavo per scrivere un post nel quale vi avrei detto di essere finalmente sveglio da quel brutto sogno che mi ha tormentato da poco meno di un anno a questa parte.
E che bella pagina sarebbe stata, piena di colori, di luce e di speranza...
Lo so lo so che non avrei dovuto aspettare... le cose cambiano velocemente da queste parti. Mah, cosa volete, infondo sono fatto così, i momenti belli li trangugio d'un fiato senza stare a farmi troppe domande. quelli brutti invece...
Certo che non è bello però quando vedi che sono le stesse cose da quasi dieci anni a tormentarti, le stesse paure, le stesse persone.
Così nello specchio vedi un tipo biondo incazzato con te perchè hai rallentato il tutto e perchè siete ancora lì quando sembrava chiaro che il posto sarebbe dovuto essere altrove... Persino ovunque, ma non lì.
E urla e lacrime e pianti per colazione e mal di stomaco e dolori al petto e rabbia come bacio della buonanotte.
E pensare che ci ero quasi riuscito, vedevo un puntino di luce e invece, lì, ci hanno messo un altro tunnel. Quasi che il destino si diverta a vedere come me la cavo. Ma una volta lo spettacolo era di sicuro più interessante, più disperato e passionale. Ora il protagonista è decisamente più stanco e indurito di una volta tanto che quasi quasi nessuno si diverte più.
E proprio ieri mi lasci anche tu. Forse non ci crederà nessuno ma anche tu mi hai insegnato molto... Come a farsi voler bene da tutti o come a scodinzolare anche quando stai morendo. Cara la mia bestiola (che se guardo quelli della mia specie mi vien da ridere a dare della bestia a te), te ne sei andata appena in tempo, qui sta scoppiando un altro putiferio e perlomeno te lo risparmieranno... a te che te ne sei andata in silenzio, senza gridare, senza disturbare, senza pretendere niente da nessuno... Eh già, da te certe persone avrebbero davvero molto da imparare. Mah cosa vuoi, loro sono uomini e in punto di morte cominciano a capire... e lì non scodinzolano quasi mai.

 
27 Gennaio 2008

La cattiva strada

Capita così, camminando per strada oppure salendo su un autobus o meglio ancora bevendo in un bar.
Incontri persone che fino a che non ti azzardi a rivolgergli la parola rimangono solo volti destinati all'oblìo, rappresentazioni provvisorie di un minuscolo spaccato di vissuto che da lì a pochi minuti, quando svolterai, quando scenderai e quando avrai finito di bere, lascerai svivolare via dalla tua vita.
Eppure è curioso fermarsi un momento a pensare che quelle figure fugaci sono solo il simulacro di un universo di immagini e di parole e di emozioni e di scelte diverse da te nella forma ma esattamente corrispondenti nel substrato.

Ieri sera ero in un bar e bevevo coi soliti vecchi amici prima di andare in un locale.

Si avvicina un tipo sgangherato che avrà circa 50 anni ma che porta un chiodo anni '80 e i capelli un po' lunghi che gli danno un'aria più giovane. Credo di non aver visto un solo dente nella sua bocca (e per chi ha dimestichezza con certi argomenti questo sarà sintomatico).

-Bevi una birra?

-Chiaro

-Sai volevo parlare un po' , ma a te chi te lo fa fare di starmi ad ascoltare.

-Non so perchè sei venuto proprio da me ma ho idea che hai scelto la persona giusta.

Mi parlava della sua vita, delle botte di suo padre, della giovinezza macchiata dall'eroina, dell'amore che ha conosciuto proprio su quella strada, di sua figlia, dei processi e del suo stato di semi-infermità mentale del divieto di incontrare la sua bambina e del secondino che stava strozzando quando gli hanno imposto tale divieto.
So che nel pomeriggio aveva incontrato, all'oscuro del tribunale, la sua ex moglie e sua figlia. Ne parlava con una sincera commozione e mi diceva che la sua bambina lo abbracciava e lo stringeva e lo faceva sentire imporante ma che lui consigliato dalla moglie doveva stare attento ad esternare i propri sentimenti perchè si sa, i bambini poi si affezzionano e sanno solo quello, loro non danno peso agli errori o alla fedina penale, loro ti amano per quello che sei per loro, di quello che sei per gli altri non gli frega. Ma agli adulti si.
Poi piangendo mi disse che non dovevo stare ad ascoltare le parole di un "rottame" come lui -perchè- mi disse: -alla fine noi perdiamo e vincono solo quelli che sanno fingere, loro la chiamano giustizia-  

Non sapevo cosa dire e allora: -Guarda vecchio mio tu hai fatto molti errori e magari altri ci sono andati di mezzo ma puoi giurarci che laddove hanno sbagliato gli altri ci sei andato di mezzo tu-.
-E poi per quanto riguarda l'ascoltarti, mi ha fatto piacere. Credo che si impari molto di più dagli errori che dai colpi azzeccati. lo so lo so che sei giù di corda e che ti senti in colpa ma cerca di pensare che molta gente vive senza una ragione, tu hai una bambina che ami e verso la quale non vedi l'ora di sdebitarti, una ragione ce l'hai e non è poco. un giorno questa bambina diventerà donna e può darsi che voglia di sua volontà incontrare suo padre.... Tu portagli gli occhi che hai portato qui stasera mentre parlavi di lei.
Basteranno. Ciao amico sconosciuto, ti auguro un'altra possibilità.-

          "...Cè amore un po' per tutti e quasi tutti hanno un amore sulla Cattiva Strada..."
                                                 (F. De Andrè) e chi altri.
 
12 Gennaio 2008

Buona Speranza

La chiesa era piena di gente e il sacerdote invitava gli amici del defunto rimasti in piedi a sedersi nelle prime file perchè altrimenti non sarebbe stato possibile chiudere le porte dato che la chiesa era gremita.
Il rito ebbe inizio con le solite modalità e i soliti passaggi, ed era un po' che non andavo a una messa ed era un po' che non scambiavo un gesto di pace. Ricordo che da bambino quello era la cosa che preferivo della celebrazione domenicale.

Il prete recitò l'omelìa. Parole su misura che calzavano a pennello con la mia faccia.

"Guardate coloro che rifiutano di credere, coloro che credono solo in se stessi, guardateli attaccarsi a una cosa fragile come il proprio misero io, è come andare ad affrontare una tempesta su una zattera malcostruita, osservateli essere preda di mille paure, vivere aggrappati al nulla con il timore assiduo del dolore e della morte".

E ancora:

"Ricordate, fratelli, che nessun uomo vive per se stesso così come nessun uomo muore per se stesso".

Ecco la risposta.

Poi fu il turno di un amico del defunto, che salì sul pulpito e cercò di parlare finchè non venne il dolore a serrargli la gola. Tutto quello che riuscì a dire fu:

"io non ho preparato un discorso, perchè quello che devo dire di quest'uomo è una cosa soltanto e la ricordo bene: era un grande amico, forse l'unico vero degno di questo nome..."

Poi vennero le lacrime e un saluto.
 E' stato uno dei discorsi più belli e veri che io abbia mai ascoltato.

La moglie e i figli stavano in prima fila ad osservare la bara senza scomporsi, in un dolore così dignitoso da incutere rispetto.
Quando la funzione giunse al termine la moglie salutò il marito che se ne andava in una cassa dicendogli: "caro marito, lo sai quanto ti voglio bene, ma ora devo tornare a casa da mio padre e mia madre che stanno molto male e hanno tanto bisogno di me".

Nessuno vive per sè stesso.

Io conoscevo poco quell'uomo, per me era il papà dei miei cuginetti con cui sono cresciuto, so solo che era un uomo semplice e buono e con lo spirito di un ragazzino. So che era comunista e che credeva fortemente all'uguaglianza e all'amicizia.
So che ha lavorato una vita e un anno dopo essere andato in pensione gli è venuto un mal di testa, e che dopo mesi e mesi si sono decisi a ricoverarlo e che dopo una settimana di degenza hanno voluto fargli delle "cure", e che dopo una settimana di "cure" l'hanno dimesso con dieci giorni di vita.
So anche che non si è incazzato ma si è dato fare in quei dieci giorni per destinare dei soldi alla ricerca contro la leucemia infantile.

Nessuno muore per sè stesso.

In un Mondo come questo e in un paese come questo che è divorato dai peggiori cancri maligni esistenti io ringrazio questa gente presso la quale ritrovo sempre quattro soldi di umanità.

E questa preghiera è per voi, perchè voi possiate essere la salvezza di questa specie, perchè la dignità che mostrate sia l'esempio della vera forza di un uomo e perchè gli applausi alle bare di persone così possano moltiplicarsi e perchè chi non ha ancora capito possa aprire finalmente gli occhi. Che voi possiate essere la cura giusta. Questa è la mia buona speranza.

Perchè nessuno viva e nessuno muoia per sè stesso e in sè stesso.

 
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