"Qualcosa di più della ribellione, di più della rabbia a guidarlo... aveva sempre avuto un'urgenza interiore" (Into the Wild)
Le sere di novembre sono una delle cose che meno sopportava della vita in quel posto rurale con la pretesa di essere altro, di essere di più. Fatto di persone mosse dall'invidia di qualcosa che comunque non conoscono nemmeno. Spesso guardava i campi che pretendevano di diventare cemento, i vecchi borghi che pretendevano di essere chiamati città, gli spalatori di sterco che pretendevano riverenza armati di un'aperitivo sgargiante con le loro corazze di completi ultimo grido.Spesso chiedeva alla nebbia cosa ci fosse da pretendere di diverso, secondo lui c'era di che vivere anche lì e c'era di che essere orgogliosi... Pensò al brutto della suscettibilità, ti danno a bere quel che vogliono.. E tutti pronti a rovinarsi la vita e a guardarsi il culo per la strada. "Che bel vivere!!" pensò scuotendo la scapigliata capoccia.
Pensò che comunque a quel punto stesse piovendo sul bagnato e che quindi la sua ansia in una serata così loffia potesse stare a riposo e magari lasciare un po' di palco alla giovane collega noia che appariva certo molto meno sulla sua scena e che però ultimamente premeva per farsi conoscere al pubblico approfittando della sua stanchezza e di una stupida ingessatura.
Rintanandosi in un pub credette di scaldarsi al calore di un tè bollente e della migliore compagnia in servizio.
Provò anche a rispolverare i ricordi delle risate passate come a tentare di farle risorgere, cercò riparo nell'ardore di occhi pieni di promesse ma le risate rimasero un ricordo e l'ardore fino a prima così presente ora sembrava spento, come la sua voglia di capire perchè.
Sentiva temendamente freddo e nemmeno il tè bollente faceva effetto. Circondato dalle risate dei presenti, dalle loro parole fluttuanti, dai loro sguardi così distratti si sentì sprofondare nella parte di sè stesso più calda e malinconica e all'inizio sembrò persino piacevole.
Lo sguardo ora diventava cupo, persino la rabbia affievolì la sua fiamma, sentiva spegnersi qualcosa e provò una rassegnazione che aveva a che fare con l'idea della fuga.
La vista ora era indipendente dagli occhi, scappò... Attraversando i corpi delle persone, fuori oltre il muro di mattoni a vista e poi su verso il cielo gelido, su oltre la nebbia e ancora via... lontano... verso regioni sconosciute e forse inesistenti... "Lontano!" esclamò involontariamente..
Ora gli sguardi stupiti degli altri lo ricondussero alla realtà.
Ritornò seduto nel pub nella tranquilla e gelida serata di novembre. Si sentì diverso e distante da tutte le cose e le persone che lo circondavano. Era ora di andare.
Salutò nel modo che in quell'istante gli sembrò il più normale.
"Adesso è più normale
adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto
che io vada " (la cattiva strada, F.De Andrè).
E riprese il suo cammino... Come a voler proteggere chi avrebbe voluto seguirlo... sulla sua cattiva strada.
E quando poi sparì del tutto
a chi diceva "È stato un male"
a chi diceva "È stato un bene "
raccomandò "Non vi conviene
venir con me dovunque vada,
ma c'è amore un po' per tutti
e tutti quanti hanno un amore
sulla cattiva strada
sulla cattiva strada.
(La cattiva strada, F.De Andrè).